Prima di camminare, tutti noi abbiamo corso.
I bambini vengono tirati su, sorretti, e la prima cosa che fanno una volta mollata la presa è correre verso altre braccia amiche o verso un appiglio sicuro.
Solo dopo, con i giusti tempi, imparano a camminare. Camminare è un qualcosa di complesso.
Oggi, invece, a causa dei ritmi che la vita attuale ci impone, per tenere il passo del “resto del mondo”, per “salvarci la vita”, per la maggior parte del nostro tempo non facciamo che correre.
Eppure camminare è una vera e propria arte, praticata da sempre. Come scriveva Thoreau, “non ha nulla a che vedere con l’esercizio fisico propriamente detto, simile alle medicine che il malato trangugia a ore fisse, o al far roteare manubri e altri attrezzi”.
Camminare significa ascoltare se stessi. Riconciliarsi con se stessi.
E lungo il nostro percorso di vita, fortunatamente, incontriamo persone che, consapevolmente o meno, ci insegnano o ci reinsegnano a camminare. Non come stampelle o supporti onnipresenti – ai quali finiremmo per aggrapparci ed esserne dipendenti – ma come quelle braccia che, quando eravamo bambini, ci insegnavano ad avere fiducia nel nostro equilibrio. Ci mostravano che potevamo prenderci il tempo necessario per stare in piedi, muovere un passo, poi un altro.
Alcuni di questi maestri li troviamo tra i docenti, tra coloro che, con il loro esempio più che con le loro parole, ci mostrano come si può camminare con consapevolezza, senza lasciarsi travolgere dalla frenesia. Ci insegnano che camminare è anche fermarsi a guardare, ad ascoltare, a imparare. Che saper accelerare è importante, ma solo quando ha senso farlo.
Dovremmo quindi tornare a essere perlomeno capaci di modulare la nostra andatura; imparare a rallentare per guardarci intorno e ascoltare; imparare ad accelerare solo quando è davvero il caso di farlo. E, soprattutto, imparare a capire – e accettare – che non è certo correndo che si sfugge alle cose o si giunge alla vetta. Non sempre, perlomeno.
Quindi un invito: approfittate del tempo che trascorrete con i vostri docenti. Non per appoggiarvi a loro, ma per osservare, per leggere tra le righe, per riconoscere gli insegnamenti che spesso ci vengono donati senza nemmeno che ce ne accorgiamo. A volte, le lezioni più importanti non si trovano nei libri di testo o nelle spiegazioni, ma nei gesti, negli atteggiamenti, nei silenzi. Imparare a camminare significa anche imparare a cogliere ciò che non viene detto esplicitamente, ma che ci viene trasmesso ogni giorno, con naturalezza.
G. Santoro
Coordinatore del biennio di “Graphic Desgin e Comunicazione”
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